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A proposito di “saiber sechiuriti”, parliamoci chiaro...

...è inutile che ci riempiamo la bocca con termini fighetti come quello che scriviamo come si legge nel titolo, se poi, come dice una ricerca uscita poche settimane fa, si stima che una buona metà delle volte le password per accedere alle nostre cose, fate voi tra posta, account social, PC, profilo del gestionale, è una cosa tipo dall’1 al 6.


Qualche tempo fa, durante un evento di presentazione di una soluzione proprio sulla sicurezza, il relatore disse una cosa sacrosanta: la sicurezza informatica inizia con una serie di buone abitudini.


Lui fece l’esempio del dotare ogni desktop in azienda del proprio UPS per evitare spegnimenti improvvisi o sbalzi di tensione se l’energia fa i capricci (due eventi che possono determinare perdita di dati), ma potremmo stare qui elencando parecchi casi nei quali prima del firewall, dell’antivirus, del Server che controlla ogni cosa, l‘utente e il suo operato sono la base su cui si fonda il fatto che non si perdano i propri dati, o non ci vengano sottratti.


Il come ci si protegge in Azienda è spesso uno degli argomenti che va subito in approfondimento perché è di interesse e spesso ci sono delle lacune. Non di rado però il cliente che conversa con noi di questo rimane sorpreso perché, accanto alle classiche domande riguardanti le sue dotazioni di prodotti e servizi per la sua sicurezza informatica, gli chiediamo anche cose strettamente riguardanti i comportamenti e le abitudini che si hanno nell’utilizzare i sistemi con cui si lavora, dal computer allo smartphone, dal tablet al Cloud.


A volte non si ha bisogno di chissà quali soluzioni tecnologiche per lavorare in sicurezza, quanto invece di un pò di formazione per capire come si può usare quello che si ha con il massimo profitto.

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