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Weekly Case: geolocalizzare si, ma per una buon(issim)a ragione.

La scorsa settimana abbiamo preso in carico l'analisi dell'esigenza di una piccola realtà (giusto 90.000mq) che ha bisogno di geolocalizzare i suoi dipendenti.


Lo fa per una ragione che abbatte tutte le fronti aggrottate che vengono spontanee a chi pensa subito alle due parole "privacy" e "sindacati": la salute, no meglio, la vita del proprio personale.


Per rispondere a questa esigenza ci sono diversi modi e il metodo di selezionare quello giusto è andare a filtrarli secondo alcuni elementi.


Facciamo tre esempi:

  • Il tipo di metodo per la determinazione della posizione per esempio, il GPS alla base del funzionamento dei navigatori piuttosto che la sensoristica, e questo dipende dagli ambienti (aperto o chiuso, in alto o in seminterrato, nonché i materiali che abbiamo intorno) dove dobbiamo andare a tracciare la posizione della persona.


  • Il tipo di trasmissione da utilizzare per i flussi dei dati dalla persona da tracciare a quella che deve sapere dov'è, passando per tutti gli apparati coinvolti nel sistema di tracciamento, perché le cose cambiano se si vuole essere più o meno precisi e se ci sono macchinari con i quali non si deve mai nella vita interferire.


  • Ovviamente il budget che si vuole e si può investire.

La parola "sicurezza" è ormai totalmente pervasiva quando si parla di tecnologia, perché quella "informatica" è vitale e argomento attualissimo, ma anche quella fisica può salire di livello con l'applicazione della soluzione ICT più centrata.





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